RICHARD ALLEN E IL MISTERO DI DELPHI:  STORIA DI ABBY WILLIAMS E LIBBY GERMAN


Delphi, Indiana, 13 febbraio 2017. Quello che avrebbe dovuto essere un semplice pomeriggio trascorso all’aperto si trasformò in uno dei casi di omicidio più seguiti degli Stati Uniti. Due adolescenti, Abigail “Abby” Williams, 13 anni, e Liberty “Libby” German, 14 anni, uscirono per una passeggiata lungo i sentieri di Delphi. Non sarebbero mai tornate a casa.
Per più di cinque anni l’identità dell’assassino rimase un mistero. Le indagini coinvolsero centinaia di investigatori e migliaia di segnalazioni. Il volto sfocato di un uomo immortalato dal cellulare di Libby divenne famoso come “Bridge Guy”, l’uomo del ponte.
Nel 2022, però, la svolta arrivò con l’arresto di Richard Matthew Allen, un uomo del posto che fino a quel momento non era stato considerato pubblicamente il principale sospettato. Nel novembre 2024 una giuria lo dichiarò colpevole dei due omicidi e nel dicembre dello stesso anno Allen fu condannato complessivamente a 130 anni di carcere. Oggi il caso non è ancora definitivamente concluso: Allen ha presentato appello e nel settembre 2026 la Corte d’Appello dell’Indiana ha ascoltato le argomentazioni della difesa e dello Stato. 

CHI ERA RICHARD ALLEN
Richard Allen viveva a Delphi, una piccola comunità dell’Indiana. Prima dell’arresto conduceva una vita apparentemente ordinaria e lavorava presso una farmacia CVS della città.
La sua figura divenne improvvisamente centrale nell’indagine nell’autunno del 2022, quando, a più di cinque anni dai delitti, gli investigatori lo arrestarono e lo accusarono dell’uccisione delle due ragazze.
Uno degli aspetti che rese il caso particolarmente difficile da comprendere fu proprio il contrasto tra la vita quotidiana di Allen e la gravità delle accuse. Prima del suo arresto non era conosciuto pubblicamente come un criminale violento e il caso non aveva prodotto, per anni, un sospettato ufficialmente accusato. 

IL 13 FEBBRAIO 2017
Il 13 febbraio 2017 Abby e Libby furono accompagnate nei pressi dei sentieri di Delphi. Le due amiche decisero di percorrere il Monon High Bridge, un vecchio ponte ferroviario sopra Deer Creek.
Libby scattò anche una fotografia di Abby mentre attraversava il ponte.
Quella fotografia sarebbe diventata una delle ultime immagini conosciute di una delle due ragazze.
Quando le adolescenti non si presentarono al punto stabilito per essere riprese, la famiglia iniziò a preoccuparsi. Le ricerche partirono rapidamente e coinvolsero forze dell’ordine e volontari.
Il giorno successivo, 14 febbraio 2017, i corpi delle due ragazze furono ritrovati in una zona boschiva non lontana dal ponte. Le autorità avviarono immediatamente un’indagine per duplice omicidio. 

LA TRACCIA PIÙ IMPORTANTE: IL CELLULARE DI LIBBY
Una delle circostanze che resero il caso famoso in tutto il mondo fu il contenuto recuperato dal telefono di Libby.
Sul dispositivo gli investigatori trovarono un breve video nel quale compariva un uomo che camminava lungo il sentiero.
L’uomo indossava una giacca scura e un cappello e aveva il volto parzialmente abbassato. La qualità delle immagini non permetteva inizialmente di identificarlo con certezza.
La polizia diffuse comunque l’immagine chiedendo alla popolazione di riconoscere quell’uomo.
Nacque così il soprannome “Bridge Guy”, cioè “l’uomo del ponte”.
Dal telefono venne recuperata anche una registrazione audio nella quale si sente una voce maschile rivolgersi alle ragazze ordinando loro di andare “down the hill”, cioè “giù per la collina”.
Quella registrazione sarebbe diventata uno degli elementi più conosciuti dell’intera indagine. 

CINQUE ANNI SENZA UN NOME
Nonostante le immagini, l’audio, le testimonianze e un’enorme quantità di segnalazioni, per anni gli investigatori non riuscirono a individuare pubblicamente un responsabile.
Il caso attirò un’attenzione enorme. Arrivarono migliaia di segnalazioni e vennero esaminate numerose piste.
Nel frattempo, la figura dell’uomo ripreso sul ponte rimaneva al centro dell’indagine.
Una delle difficoltà principali consisteva nel fatto che l’immagine disponibile non permetteva un’identificazione inequivocabile.
Il volto dell’uomo era poco visibile e molte persone furono sottoposte a controlli o considerate nell’ambito delle indagini.

LA SVOLTA DEL 2022
Dopo oltre cinque anni, l’indagine arrivò a Richard Allen.
Nell’ottobre 2022 Allen fu arrestato e accusato degli omicidi di Abby Williams e Libby German.
Secondo i documenti relativi all’indagine, Allen aveva riferito agli investigatori di essere stato sul sentiero il pomeriggio del 13 febbraio 2017.
Questa circostanza assunse particolare importanza perché lo collocava nella stessa area e nello stesso arco temporale in cui le due ragazze erano scomparse.
L’accusa avrebbe successivamente sostenuto che Allen fosse proprio l’uomo ripreso nel video di Libby. La difesa, invece, avrebbe contestato diversi aspetti dell’identificazione e della ricostruzione investigativa. 

IL PROIETTILE TROVATO VICINO AI CORPI
Uno degli elementi fisici più discussi durante il procedimento fu un proiettile calibro 40 non esploso trovato vicino ai corpi delle ragazze.
Gli investigatori sostennero che il proiettile fosse stato espulso o comunque fatto passare attraverso la pistola di Allen e che i segni presenti sul bossolo/proiettile potessero collegarlo all’arma sequestrata all’imputato.
Per l’accusa questo elemento rappresentava un collegamento importante tra Allen e la scena del crimine.
La difesa contestò invece la possibilità di considerare quei segni come una prova univoca dell’utilizzo di quella specifica arma. Durante il processo il tema della validità scientifica di tale confronto fu oggetto di una delle controversie più importanti. 

LE CONFESSIONI DI RICHARD ALLEN
Uno degli elementi più controversi del processo furono le dichiarazioni di Allen durante la sua detenzione.
Dopo l’arresto, Allen rimase detenuto per un lungo periodo. I suoi avvocati sostennero che le condizioni di isolamento e il progressivo deterioramento del suo stato psicologico avessero avuto un ruolo nelle numerose confessioni.
Secondo la difesa, Allen arrivò a dichiarare più volte di essere responsabile della morte delle due ragazze.
L’accusa presentò invece quelle dichiarazioni come elementi estremamente importanti a sostegno della colpevolezza.
Il significato delle confessioni divenne quindi uno dei principali punti di scontro tra le due parti: per la procura erano ammissioni dell’imputato; per la difesa erano dichiarazioni pronunciate durante una grave crisi psicologica e quindi da interpretare nel loro contesto. 

IL PROCESSO
Il processo si svolse nel 2024.
L’accusa cercò di ricostruire davanti alla giuria una sequenza nella quale Allen avrebbe incontrato le ragazze sul sentiero, le avrebbe costrette a seguirlo e successivamente le avrebbe uccise.
La difesa contestò invece numerosi aspetti della ricostruzione.
Tra le questioni sollevate vi furono l’assenza di una prova genetica o di un’impronta che collegasse direttamente Allen alla scena del delitto, le contestazioni relative al proiettile e l’interpretazione delle sue dichiarazioni.
Durante il processo furono inoltre analizzati il video registrato dal telefono di Libby, la voce dell’uomo presente nell’audio e le testimonianze raccolte dagli investigatori.

LA TEORIA DELL’ODINISMO
Una delle parti più controverse del processo riguardò una teoria investigativa relativa a un possibile rituale di matrice pagana/odinista.
La difesa avrebbe voluto presentare un esperto che interpretasse alcuni elementi della scena del crimine — tra cui la posizione dei corpi, la presenza di rami e le ferite — come possibili indizi di un rituale.
Il giudice non consentì però alla difesa di presentare quella testimonianza alla giuria nei termini richiesti.
L’accusa sostenne che la teoria non fosse sufficientemente fondata e rischiasse di allontanare il processo dalle prove effettivamente pertinenti.
La questione è tornata successivamente al centro dell’appello. 

LA DECISIONE DELLA GIURIA
Nel novembre 2024, dopo un processo durato settimane, la giuria dichiarò Richard Allen colpevole dei quattro capi d’imputazione relativi alle due vittime, compresi i due omicidi.
Nel dicembre 2024 il giudice impose una pena complessiva di 130 anni di carcere, 65 anni per ciascun omicidio. 
La condanna rappresentò la conclusione giudiziaria di oltre sette anni di indagini, ma non la fine del caso.

L’APPELLO: IL CASO NON È ANCORA CHIUSO
Richard Allen ha presentato appello contro la condanna.
La difesa sostiene che durante il processo siano state commesse violazioni o errori tali da compromettere l’affidabilità del verdetto.

Tra le questioni sollevate figurano:
• la legittimità della perquisizione della casa di Allen;
• il modo in cui furono presentate alcune informazioni agli investigatori;
• l’esclusione di determinate prove e testimonianze della difesa;
• la questione del proiettile e dell’identificazione balistica;
• il trattamento delle dichiarazioni di Allen durante la detenzione;
• l’esclusione di alcune prove relative alla teoria dell’odinismo;
• l’esclusione dell’audio associato ad alcuni video registrati durante la detenzione;
• il ruolo di alcuni identikit realizzati durante le prime fasi dell’indagine. 
Il 21 settembre 2026 la Corte d’Appello dell’Indiana ha ascoltato le argomentazioni orali degli avvocati.
I giudici hanno rivolto domande sia alla difesa sia alla rappresentanza dello Stato su diversi aspetti del procedimento, compresa la decisione di non ammettere alcune prove e testimonianze.
Al momento della pubblicazione di questo articolo, la Corte non ha ancora emesso la propria decisione. 

UN CASO ANCORA DISCUSSO
Il caso Delphi rimane particolarmente complesso perché presenta due piani distinti.
Da una parte c’è ciò che è stato stabilito nel processo: una giuria ha riconosciuto Richard Allen colpevole e un giudice lo ha condannato a 130 anni di carcere.
Dall’altra ci sono le questioni ancora sottoposte al giudizio della Corte d’Appello.
La difesa sostiene che alcuni elementi fondamentali del procedimento siano stati gestiti in modo tale da rendere necessario un nuovo processo. Lo Stato sostiene invece che le decisioni contestate non giustifichino l’annullamento della condanna e che le prove presentate alla giuria fossero sufficienti a sostenere il verdetto. Queste sono, allo stato attuale, le rispettive posizioni delle parti e non costituiscono una nuova decisione giudiziaria. 

IL MISTERO DI DELPHI
A distanza di anni, il caso di Abby Williams e Libby German continua a suscitare enorme interesse.
Due ragazze uscirono per una passeggiata il 13 febbraio 2017. Un breve video, una voce registrata e un’immagine sfocata diventarono le principali tracce pubbliche di un’indagine destinata a durare anni.
L’arresto di Richard Allen nel 2022 sembrò finalmente dare un nome al responsabile. La condanna del 2024 sembrò chiudere il capitolo giudiziario.
Ma l’appello del 2026 ha riportato nuovamente il caso davanti ai giudici.
Per questo, oggi, la storia di Delphi non può essere raccontata semplicemente come un caso concluso: la condanna di Richard Allen esiste ed è in vigore, ma la sua difesa continua a contestarla davanti alla Corte d’Appello dell’Indiana.

E mentre il procedimento giudiziario prosegue, al centro della vicenda rimangono Abby e Libby, due adolescenti che quel pomeriggio del febbraio 2017 erano semplicemente uscite insieme per trascorrere qualche ora all’aria aperta.


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