Viktor Karamarkov: il serial killer che terrorizzò Skopje



Viktor Karamarkov è uno dei più noti serial killer della Macedonia del Nord. Nato nel 1981 a Skopje, divenne tristemente famoso nel 2009, quando una serie di brutali omicidi di donne anziane sconvolse la capitale del Paese. La stampa lo soprannominò “il Raskolnikov macedone”, un riferimento al protagonista del romanzo Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij, che uccide una donna con un’ascia. Il soprannome nacque proprio perché Karamarkov utilizzava un’arma simile per compiere i suoi delitti.

Le indagini ricostruirono un modus operandi molto preciso. Karamarkov sceglieva come vittime donne anziane che vivevano sole e che riteneva particolarmente vulnerabili. Si presentava alla loro porta fingendo di raccogliere denaro per aiutare la madre malata. Una volta ottenuta la fiducia della vittima ed entrato nell’abitazione, estraeva una piccola ascia nascosta in un involucro e colpiva improvvisamente la donna alla testa. Dopo l’omicidio rubava gioielli e oggetti di valore, soprattutto oro, che rivendeva per procurarsi denaro destinato all’acquisto di droga. Secondo quanto emerso durante le indagini, dopo ogni delitto si recava anche in chiesa per pregare e chiedere perdono, un comportamento che colpì profondamente gli investigatori.

Tra il marzo e l’ottobre del 2009 quattro donne anziane furono uccise con modalità quasi identiche. Altre donne riuscirono invece a sopravvivere agli attacchi e le loro testimonianze si rivelarono fondamentali. Descrissero un giovane dall’aspetto ordinario che bussava alle porte raccontando di avere bisogno di aiuto economico per la madre. Inizialmente la polizia non era convinta di trovarsi di fronte a un serial killer, ma con il passare delle settimane le analogie tra i delitti divennero sempre più evidenti: vittime anziane, colpi alla testa, abitazioni private e furto di gioielli. 

Le indagini coinvolsero centinaia di testimoni e portarono alla realizzazione di diversi identikit. La svolta arrivò il 27 ottobre 2009, quando Karamarkov fu fermato per altri reati. Durante gli accertamenti, i sopravvissuti e alcuni familiari delle vittime lo riconobbero come l’aggressore. Nella sua abitazione gli investigatori trovarono anche la piccola ascia ritenuta compatibile con quella utilizzata negli omicidi. Successivamente molte altre persone lo identificarono come l’autore di furti e rapine avvenuti nei mesi precedenti. 

Durante gli interrogatori Karamarkov non confessò pienamente gli omicidi, anche se fornì particolari che, secondo l’accusa, solo l’assassino avrebbe potuto conoscere. In tribunale ritrattò diverse dichiarazioni sostenendo di essere stato interrogato in condizioni irregolari e di aver subito pressioni. La difesa contestò la solidità delle prove, ma il tribunale ritenne l’insieme degli elementi investigativi sufficiente per dichiararlo colpevole. Nel 2010 fu condannato all’ergastolo per gli omicidi, i tentati omicidi e altri reati collegati, tra cui numerosi furti.

Il caso di Viktor Karamarkov rappresenta uno degli episodi di cronaca nera più gravi nella storia recente della Macedonia del Nord. Le indagini dimostrarono l’importanza di collegare tempestivamente i reati che presentano caratteristiche simili, evitando di considerarli episodi isolati. Fondamentali furono anche le testimonianze delle vittime sopravvissute e l’accurato lavoro investigativo che permise di ricostruire il comportamento dell’assassino. Ancora oggi il caso viene ricordato come un esempio di serialità criminale motivata principalmente dal profitto economico e dalla dipendenza dalle droghe, con vittime selezionate perché considerate facili da aggredire e incapaci di difendersi.


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